Con le Borse travagliate riecco gli arzilli ottimati col gusto per l’extratassa

Torna attraverso le colonne del Corriere della Sera, con un’intervista all’ex premier Giuliano Amato, la tentazione di una patrimoniale straordinaria per risolvere i problemi posti dall’enorme debito pubblico italiano. Il tutto mentre ieri il plotone d’esecuzione si è rischierato a Piazza Affari infierendo ancora sui titoli bancari: Intesa, Unicredit e Bp sotto di oltre il 5 per cento, in un listino che è arrivato a perdere 3,5 punti. Leggi Patrimoniale Spa 2.0 di Francesco Forte - Leggi L'appello di imprese e sindacati per un Patto per la crescita
16 AGO 20
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L’Italia è dunque presa in mezzo, nonostante il fatto che il salvataggio della Grecia avrebbe dovuto contenere il rischio contagio, che gli stress test abbiano promosso le nostre cinque maggiori banche, e che l’esposizione in titoli ellenici sia minima. Un labirinto nel quale trovano terreno fertile le ipotesi di soluzioni draconiane, a cominciare dalla patrimoniale. L’ha rilanciata Amato sul Corriere della Sera: “Se un’imposta sulla ricchezza una tantum può abbattere il nostro debito per qualche decina di punti e tranquillizzare i mercati, non possiamo sottrarci”. A dicembre l’ex premier, ex ministro del Tesoro ed ex uomo forte socialista propose un prelievo del 30 per cento sui patrimoni di quel terzo di contribuenti più abbiente (una cifra pari quasi a due volte il pil). Il fronte patrimonialista rialza quindi la testa: Luigi Abete, presidente di Assonime, mantiene la proposta di tassa annuale sulle rendite da compensare però con la riduzione delle aliquote sui redditi, per un importo di 20 miliardi. La Cgil è sulla stessa linea: i suoi tecnici hanno nei cassetti un progetto simile nel meccanismo ma superiore nella progressività del prelievo e nei volumi. Il Pd è ovviamente informato, ma gli unici che al momento parlano di patrimoniale sono i veltroniani. E l’idea circola anche nell’Udc, purché non riguardi le case. Del resto, hanno notato gli osservatori meno teneri con la manovra tremontiana di fresca approvazione, cos’è l’incremento dell’imposta di bollo sui depositi titoli se non una patrimoniale surrettizia?

Ma l’intervento di Amato è esemplare anche per un altro aspetto. L’ex premier, che con Carlo Azeglio Ciampi fu protagonista dell’infausta difesa della lira nel ’92 e che poi promosse le privatizzazioni con Mario Draghi alla direzione del Tesoro, oggi pare aver cambiato idea: “Non sono privatizzazioni e liberalizzazioni gli snodi principali”. E quali allora? “Un’élite dirigente che sappia smuovere il paese”. Proprio mentre il Financial Times rilancia per Palazzo Chigi il nome di Mario Monti (“che ha espresso la volontà di accettare la sfida”), torna insomma l’eterna tentazione del governo tecnico. Una fuga della politica per lasciare il lavoro sporco a ciò che Antonio Maccanico, braccio destro di Ciampi, definì “il momento degli ottimati”.